Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment and Options Strategist
Riassunto: Bitcoin ed Ethereum hanno appena attraversato una forte fase di correzione, ma la domanda più importante è capire se si tratti di una fase di consolidamento, di un reset o dell’inizio di qualcosa di più profondo. Questo articolo spiega cosa ha guidato il movimento, in che modo Bitcoin ed Ethereum ricoprono ruoli differenti e quali indicatori macro gli investitori dovrebbero monitorare nei prossimi mesi.
Nella parte 1, l'obiettivo non è prevedere il prossimo movimento ma mantenere l'orientamento.
Nelle ultime settimane il mercato delle criptovalute ha ricordato agli investitori perché continua a essere considerato una delle aree più volatili dell’universo del rischio. I prezzi sono scesi con decisione, il sentiment si è deteriorato rapidamente e successivamente il mercato ha iniziato a cercare un nuovo punto di equilibrio.
È uno schema tipico delle cripto: quando la fiducia è elevata, i movimenti tendono a essere ampi e rapidi; quando invece l’appetito per il rischio si incrina, il ripiegamento può essere altrettanto veloce e disordinato.
La lezione utile non è inseguire una singola “causa” per ogni oscillazione. Durante le fasi di ribasso, infatti, solitamente si sovrappongono più fattori: notizie macro, riduzione delle posizioni, variazioni nel sentiment e nella propensione al rischio.
Ciò che conta davvero per gli investitori è capire se il mercato stia trovando stabilità e tornando a muoversi su narrative di lungo periodo, oppure se resti dominato da dinamiche di liquidità e gestione del rischio.
Bitcoin ed Ethereum spesso si muovono in sincronia perché rispondono allo stesso “clima” di mercato: l’appetito per il rischio globale. Tuttavia, svolgono funzioni diverse nel modo in cui gli investitori interpretano e utilizzano le criptovalute.
Bitcoin rimane il proxy macro più diretto del mondo cripto. È percepito come l’asset di riferimento: quando gli investitori vogliono aumentare rapidamente l’esposizione al mercato, o al contrario ridurla, Bitcoin è spesso il primo strumento su cui intervengono. Questo lo rende un barometro efficace della liquidità globale e del sentiment di mercato.
Ethereum, invece, è più sensibile alle dinamiche dell’ecosistema. Pur reagendo agli stessi fattori macro, incorpora un ulteriore livello di narrativa legato all’utilizzo, alle applicazioni e al potenziale di lungo periodo della sua infrastruttura.
In fasi di mercato tranquille, questo può favorirne la sovraperformance, poiché gli investitori si concentrano su temi di crescita, adozione e innovazione.
Nei momenti di stress, però, questa stessa sensibilità può accentuarne la volatilità, rendendolo spesso una scommessa a beta più elevata all’interno della stessa asset class.
Un modo semplice per ricordarlo:
Bitcoin misura la temperatura generale del rischio nel mercato; Ethereum misura temperatura e profondità dell’interesse degli investitori verso l’intero ecosistema cripto.
Per rimanere informati senza diventare specialisti delle cripto, è utile osservare un piccolo insieme di indicatori che sono importanti sia per Bitcoin che per Ethereum. L'obiettivo non è prevedere il prossimo movimento, ma capire se l'ambiente di mercato sta diventando più favorevole o più fragile.
Un modello mentale utile è: i tassi impostano lo sfondo, la volatilità stabilisce l'umore e i flussi rivelano il posizionamento.
Le criptovalute continuano a reagire alle stesse dinamiche che guidano gli altri asset rischiosi. Quando gli investitori rivalutano inflazione, crescita economica e politica monetaria delle banche centrali, cambia anche la loro disponibilità a detenere strumenti caratterizzati da elevata volatilità.
La domanda chiave da porsi rimane semplice: le condizioni finanziarie stanno diventando più restrittive o più accomodanti?
Negli ultimi giorni, i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni sono scesi rispetto ai livelli di maggiore tensione registrati a inizio febbraio. Secondo i dati FRED (Federal Reserve Economic Data), il decennale è sceso al 4,22% il 9 febbraio 2026, dopo aver toccato il 4,40% il 5 febbraio 2026.
Non si tratta di un vero e proprio “segnale verde”, ma indica che le condizioni finanziarie sono risultate marginalmente meno restrittive, un elemento che il mercato ha percepito come un leggero allentamento della pressione.
Le criptovalute raramente si muovono in isolamento durante le fasi di forte volatilità. Quando l’incertezza aumenta nei mercati azionari e gli investitori riducono l’esposizione al rischio in modo generalizzato, anche le cripto tendono a risentirne. Al contrario, quando la volatilità si attenua e gli operatori tornano gradualmente a esporsi, le criptovalute sono spesso tra le prime a ritrovare stabilità.
Negli ultimi giorni, la volatilità complessiva del mercato ha mostrato segnali di raffreddamento: il VIX è sceso a 17,36 il 9 febbraio 2026, rispetto ai 21,77 del 5 febbraio 2026. È il quadro di un mercato ancora teso, ma più ordinato rispetto ai picchi di stress della settimana precedente.
I flussi su ETF e opzioni non forniscono una previsione diretta, ma rappresentano un ottimo indicatore del sentiment: gli investitori stanno aumentando l’esposizione? Restano neutrali? Oppure stanno pagando per proteggersi?
Nel mercato cripto questo si riflette soprattutto nei movimenti degli ETF spot e nel posizionamento sui derivati.
I dati pubblici sugli ETF mostrano che gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti hanno registrato afflussi netti per +166,5 milioni di dollari il 10 febbraio 2026, con IBIT che ha contribuito per +26,5 milioni di dollari.
Se ampliamo l’orizzonte (dal 26 gennaio all’11 febbraio 2026), emerge un quadro molto più sfumato rispetto alla fotografia di un singolo giorno. Gli ETF spot su Bitcoin sono passati da forti deflussi (fine gennaio e tra il 3 e il 5 febbraio) a giornate di acquisti significativi “buy the dip” (in particolare il 2 e il 6 febbraio, oltre ai flussi positivi del 9 e 10 febbraio).
Il messaggio è chiaro: derisking nei giorni di stress, seguito da riconfigurazioni di portafoglio quando i prezzi si stabilizzano.
Gli ETF spot su Ethereum hanno mostrato la stessa volatilità, ma con un tono più debole: alcuni modesti afflussi sono stati più che compensati da ripetuti deflussi (fine gennaio, inizio febbraio e 11 febbraio), segnale di una convinzione più bassa e di un rientro più lento rispetto a Bitcoin.
Parallelamente, l’attività nelle opzioni cripto quotate indica che gli investitori sono rimasti attivi, ma con una chiara preferenza per strategie di protezione e strutture a rischio definito, piuttosto che per posizionamenti direzionali aggressivi.
Questi non sono previsioni. Sono zone di riferimento che gli investitori possono usare per mantenere la narrativa radicata.
Cosa cambierebbe la visione di stabilizzazione: se l'umore del rischio peggiora nuovamente mentre i flussi diventano continuamente difensivi, lo scenario di stabilizzazione diventa meno probabile.
I flussi sulle opzioni mostrano come gli investitori stanno utilizzando gli strumenti derivati, contratti che possono offrire esposizione rialzista, protezione al ribasso o strutture con payoff simili a un reddito. Osservare se prevalgono strategie di protezione o di partecipazione consente di ottenere una lettura immediata, anche se approssimativa, del livello di fiducia del mercato.
Nelle ultime settimane, l’attività sulle opzioni cripto quotate suggerisce un contesto di investitori ancora presenti, ma più cauti. Il pattern ricorrente indica un coinvolgimento attivo, accompagnato tuttavia da una chiara preferenza per coperture e strutture a rischio definito, piuttosto che per posizionamenti direzionali aggressivi.
Questo non rappresenta una previsione, ma aiuta a spiegare perché i rimbalzi successivi a un forte reset tendano spesso a mostrarsi più graduali ed esitanti.
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