Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment and Options Strategist
Riassunto: Friday’s S&P 500 fell 2.64%. But VIX surged almost 40% on the same session - and that gap tells you everything about what happened beneath the surface. In today’s Options Brief, I look at the dealer gamma mechanics that turned a bad payrolls print and a Broadcom disappointment into a selloff that went further than fundamentals warranted.
Quando le dinamiche di gamma dei dealer trasformano una vendita dettata dal contesto macroeconomico in un effetto a cascata e cosa potrebbe significare per la seduta di lunedì.
Il calo del 2,64% dell’S&P 500 e l’impennata del 39,68% del VIX registrati venerdì sono stati innescati da un vero catalizzatore macroeconomico, ma a nostro avviso il mercato delle opzioni ha amplificato il movimento ben oltre quanto avrebbero giustificato i soli fondamentali. In questa edizione analizziamo le dinamiche di gamma dei dealer che hanno caratterizzato la seduta di venerdì, gli indicatori di struttura del mercato che hanno segnalato l’eccesso del movimento e cosa potrebbe significare per l’apertura di lunedì la biforcazione osservata nei flussi istituzionali sulle opzioni.
Le buste paga non agricole di maggio hanno mostrato venerdì un incremento di 172.000 unità, oltre il doppio delle 80.000 attese dal consenso, spingendo nettamente al rialzo i rendimenti dei Treasury e riaccendendo i timori di ulteriori rialzi dei tassi. La mancata revisione al rialzo delle prospettive sui chip per l’intelligenza artificiale da parte di Broadcom ha provocato un forte calo del comparto dei semiconduttori, cancellando oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione nel settore. Lo scenario per lunedì è ulteriormente complicato dall’attacco missilistico balistico lanciato dall’Iran contro Israele nella notte tra domenica e lunedì, che ha interrotto una fragile tregua e spinto il petrolio a guadagnare oltre il 4% nelle contrattazioni asiatiche, mentre il KOSPI sudcoreano ha attivato un circuit breaker dopo una discesa dell’8,4%.
L’S&P 500 ha chiuso venerdì a 7.383,74 punti (-2,64%), il Nasdaq 100 ha perso il 4,77% scendendo a 28.957,60 punti e il Russell 2000 ha ceduto il 3,47%. Il Dow Jones Industrial Average ha chiuso a 50.872 punti (-1,35%). Il rendimento del Treasury decennale si è attestato al 4,576%.
In vista della seduta di lunedì, il greggio WTI sale del 4,42% a 94,54 dollari al barile a seguito dell’escalation con l’Iran, mentre i future sull’S&P 500 indicano un ulteriore calo dello 0,16% e quelli sul Nasdaq 100 una flessione aggiuntiva dello 0,10%, una divergenza significativa rispetto al crollo dell’8,4% che ha attivato il circuit breaker sul KOSPI.
Regime di mercato: Neutrale/Laterale – VIX a 21,51 (chiusura di venerdì), volatilità realizzata a 20 giorni al 13,2% (in aumento), S&P 500 del 3,18% sopra la propria media mobile a 50 giorni.
Dati basati sulle posizioni di fine giornata del 5 giugno 2026: riflettono il posizionamento di ieri, non l’andamento dei prezzi odierno.
I flussi confermati in apertura sui singoli titoli hanno mostrato un orientamento selettivamente costruttivo nel comparto tecnologico a mega capitalizzazione. Le strutture rialziste osservate nei principali titoli dei semiconduttori suggeriscono che una parte degli investitori istituzionali stesse posizionandosi per una ripresa, piuttosto che prepararsi a una nuova fase di capitolazione. La domanda di put sugli indici e sugli ETF azionari broad market è stata elevata e concentrata in prossimità della pubblicazione dei dati sull’inflazione e della riunione della Federal Reserve di giugno. Parallelamente, le coperture cross-asset su metalli preziosi, credito ed energia rafforzano l’interpretazione di una riduzione sistematica del rischio di portafoglio piuttosto che di una vendita direzionale aggressiva.
Il VIX ha chiuso venerdì a 21,51 punti, in rialzo del 39,68% in una singola seduta. Un movimento di questa entità non può essere spiegato esclusivamente da vendite generate dalle notizie. Per comprendere perché la seduta di venerdì sia stata così intensa, è utile analizzare nel dettaglio le dinamiche del mercato delle opzioni.
Quando gli operatori acquistano put su larga scala, i dealer che vendono tali contratti si ritrovano con una posizione short gamma. Man mano che il sottostante scende, la loro esposizione delta negativa aumenta, costringendoli a vendere future o il sottostante per mantenere la copertura. Queste vendite spingono ulteriormente al ribasso il mercato, generando la necessità di nuove coperture che alimentano ulteriori vendite. Quando il fenomeno raggiunge una dimensione sufficiente, questo meccanismo di feedback può amplificare significativamente un movimento che, in assenza di tali dinamiche, i soli venditori basati sui fondamentali non avrebbero esteso fino a quei livelli.
I dati sui flussi di venerdì mostrano chiaramente questa dinamica in azione. Gli elementi più significativi non sono i livelli di chiusura degli indici, bensì il rapporto tra il volume dei contratti scambiati nella singola seduta e l’open interest preesistente sulle principali put a breve scadenza degli ETF sugli indici.
In una scadenza dell’ETF sull’S&P 500 coincidente con la pubblicazione dell’indice CPI di maggio prevista per mercoledì, il volume giornaliero delle put ha superato gli 83.000 contratti a fronte di un open interest esistente di appena 1.356 contratti. Poiché un volume di tale entità può essere sostenuto soltanto se una quota rilevante rappresenta nuove posizioni aperte, quasi tutta questa attività riflette nuova domanda istituzionale.
Nelle put a breve termine sull’ETF Nasdaq 100 che coprono la finestra temporale della riunione della Federal Reserve, sono stati scambiati circa 37.000 e 33.000 contratti contro open interest precedenti rispettivamente pari a 31.557 e 30.676. Nell’ETF sulle small cap, un singolo cluster di put ha registrato 66.647 contratti a fronte di un open interest precedente di 13.069.
Non si tratta di rollover di coperture o di semplici aggiustamenti di posizioni esistenti. Si tratta di nuova domanda di put che si è riversata sui dealer, i quali non hanno avuto altra scelta se non quella di vendere immediatamente future sugli indici per gestire la conseguente esposizione delta. In una seduta già indebolita dai dati sull’occupazione e dalla delusione legata a Broadcom, questa pressione aggiuntiva di vendita ha accentuato il movimento in misura superiore a quanto sarebbe accaduto in una giornata guidata esclusivamente da fattori macroeconomici.
Anche la tempistica ha amplificato l’effetto. I maggiori blocchi di nuove posizioni confermate si sono concentrati negli ultimi 45 minuti della seduta. I dealer che hanno assorbito queste operazioni in chiusura, senza la possibilità di effettuare coperture durante la notte e con un intero fine settimana caratterizzato da incertezza geopolitica davanti a sé, sono stati costretti a far salire rapidamente la volatilità implicita mentre vendevano simultaneamente delta. Questo spiega in larga misura perché il VIX sia salito del 39,68% in una seduta in cui l’S&P 500 è sceso “solo” del 2,64%: il rialzo della volatilità implicita è stato in parte una risposta dei dealer al rischio del proprio inventario, e non esclusivamente un segnale di paura proveniente dagli investitori finali.
La nuova domanda di put può fare molto più che segnalare il timore degli investitori. Quando i dealer si ritrovano short gamma, la loro attività di copertura può rafforzare la pressione di vendita, contribuendo a spiegare perché la volatilità possa aumentare più rapidamente di quanto scenda il mercato sottostante. – Fonte: Saxo
Tre rilevazioni emerse venerdì mostrano quanto la seduta sia stata insolita dal punto di vista strutturale.
SKEW ha chiuso a 152,25 punti, in rialzo del 7,11% nella giornata. L’indice CBOE SKEW misura il costo relativo della protezione ribassista out-of-the-money rispetto alle opzioni at-the-money. Un valore normale si colloca tra 110 e 120 punti; letture superiori a 140 sono considerate significativamente elevate. A 152,25, il mercato stava prezzando un rischio di coda sinistra particolarmente severo, compatibile con una reale preoccupazione istituzionale per un movimento disordinato e non con le consuete coperture di fine settimana.
VVIX, l’indice della volatilità della volatilità, ha chiuso a 102,04 punti, in rialzo del 19% nella seduta. Quando il VVIX supera quota 100, le opzioni sul VIX diventano costose, indicando che il mercato non solo è posizionato in modo difensivo, ma è anche incerto riguardo al grado di difesa che potrebbe rendersi necessario. Un livello di questo tipo riflette una paura di secondo ordine: l’incertezza sull’incertezza stessa.
La correlazione implicita a tre mesi (COR3M) è aumentata del 38,51% fino a 12,23. Quando la correlazione implicita accelera, il mercato si aspetta che i singoli titoli si muovano come un unico blocco anziché in base ai propri fondamentali. Questo è il segnale tipico di un evento sistemico di avversione al rischio e non di una rivalutazione limitata a un singolo settore. Conferma inoltre che i dealer stavano prezzando un rischio esteso all’intero mercato e non una semplice debolezza isolata del comparto dei semiconduttori.
I rapporti put/call sugli indici azionari e sui singoli titoli sono aumentati del 20%-30% durante la seduta, con il rapporto put/call sulle azioni salito a 0,841 e quello sugli indici a 1,31. Storicamente, livelli di questo tipo sono stati più spesso associati a una fase di esaurimento delle vendite nel breve termine che all’inizio di trend ribassisti prolungati. Tuttavia, si tratta di indicatori di sentiment che richiedono conferme da parte dei prezzi prima di assumere un significato direzionale.
Un aspetto di venerdì che i numeri principali non evidenziano è che la stessa seduta che ha generato tutte le dinamiche sopra descritte ha visto anche un’importante apertura di posizioni call rialziste nei principali titoli dei semiconduttori. Decine di migliaia di contratti call sono stati aperti in strutture rialziste su NVDA e TSM, in modo coerente con strategie di posizionamento per una ripresa nel medio-lungo periodo da parte di investitori istituzionali, piuttosto che con semplice speculazione di breve termine. Anche gli ETF dei settori difensivi hanno registrato domanda di call parallelamente alla forte attività di acquisto di put sul mercato nel suo complesso.
La vera capitolazione è un fenomeno unidirezionale. Ciò che emerge dai flussi di venerdì è invece una biforcazione istituzionale: da un lato i desk di gestione del rischio che si coprivano aggressivamente in vista del fine settimana, dall’altro i desk di gestione di portafoglio che aggiungevano esposizione convessa rialzista a prezzi più bassi, con entrambe le attività in corso contemporaneamente.
A nostro avviso questo schema è rilevante per interpretare ciò che potrebbe accadere lunedì. Una vera revisione al ribasso delle aspettative di crescita, in cui gli investitori stanno abbandonando le posizioni in modo definitivo, normalmente non genera un’attività istituzionale così bilanciata sui due lati del mercato. Al contrario, un sell-off amplificato da fattori meccanici, in cui il catalizzatore iniziale è reale ma le dinamiche di gamma dei dealer estendono il movimento oltre il livello giustificato dai fondamentali, tende più spesso a produrre questo tipo di comportamento. Storicamente, i sell-off amplificati meccanicamente hanno mostrato una tendenza a superare il livello di equilibrio suggerito dai fondamentali, anche se i comportamenti passati non costituiscono una guida affidabile per il futuro e ciò non rappresenta una previsione di rimbalzo.
Questa distinzione assume una certa importanza nell’interpretazione dei segnali contrari attualmente presenti: la struttura a termine invertita del VIX, gli estremi dei rapporti put/call e i future sul VIX del primo mese a 19,51 punti, ben al di sotto del VIX spot a 21,51. Questi non sono segnali di acquisto. Rappresentano invece la prova che le stesse dinamiche del mercato delle opzioni hanno contribuito in misura significativa alla gravità della seduta di venerdì, suggerendo che le motivazioni fondamentali per prezzi più bassi potrebbero essere state eccessivamente scontate nella chiusura di venerdì.
Il sell-off di venerdì è stato innescato da un reale catalizzatore macroeconomico, ma a nostro avviso il mercato delle opzioni ha amplificato il movimento ben oltre quanto avrebbero giustificato i soli fondamentali. La dinamica di gamma dei dealer, la concentrazione di acquisti istituzionali di put nelle ultime fasi della seduta e i livelli estremi registrati da SKEW, VVIX e correlazione implicita indicano tutti una sessione che ha superato meccanicamente il livello di equilibrio. Stabilire se questo eccesso verrà corretto oggi dipenderà da due variabili assenti venerdì: il premio geopolitico legato all’Iran, che ha introdotto nuovi fattori di rischio, e l’assenza di nuova domanda sistematica di put all’apertura, che costituirebbe il segnale che l’effetto a cascata si sta esaurendo anziché riprendere vigore. Gli esiti di mercato sono per loro natura incerti e la prima ora di contrattazioni odierna avrà un’importanza informativa significativa.