Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment and Options Strategist
L’autore non detiene posizioni in nessuno degli strumenti menzionati in questo articolo.
La riunione di giugno della Federal Reserve si è conclusa con una pausa dai toni hawkish. Nel corso della sua prima conferenza stampa da presidente del FOMC, Kevin Warsh ha mantenuto il tasso sui federal funds nell’intervallo 3,5%-3,75%, ma nove dei diciotto membri del comitato prevedono ora almeno un rialzo dei tassi nel 2026 e la stima mediana del tasso di fine anno è salita al 3,8%. Warsh ha eliminato dal comunicato di politica monetaria qualsiasi forma di forward guidance, abbandonando l’impostazione accomodante che aveva caratterizzato la comunicazione del suo predecessore, e ha annunciato la creazione di cinque gruppi di lavoro incaricati di riesaminare i framework della Fed relativi a inflazione, crescita, stabilità finanziaria, bilancio e ricadute globali.
La reazione iniziale dei mercati è stata inequivocabile: l’S&P 500 ha perso l’1,2%, il rendimento del Treasury a 2 anni è balzato di 16 punti base nel corso della seduta e l’oro è rimasto vicino ai livelli recenti, mentre gli investitori cercavano di conciliare il messaggio hawkish della Fed con un’economia che, per il momento, non mostra evidenti segnali di debolezza. Per il comunicato ufficiale si rimanda al comunicato stampa della Federal Reserve del 17 giugno 2026.
La seduta FOMC di martedì ha generato la più forte rivalutazione giornaliera delle aspettative sui tassi dell’anno. L’S&P 500 ha chiuso a 7.420,11, in calo dell’1,2%, interrompendo una serie di quattro sedute consecutive da record. Il Nasdaq 100 ha terminato a 29.670,95, mentre il Dow Jones Industrial Average ha perso circa 500 punti, chiudendo a 51.498,16. L’iShares Russell 2000 ETF (IWM) ha chiuso a 289,88 dollari, in calo dello 0,75%, sovraperformando le controparti a grande capitalizzazione nonostante il tono hawkish della Fed; una divergenza significativa che potrebbe riflettere la maggiore leva sugli utili domestici delle società di minori dimensioni in un contesto di tassi più elevati.
Il rendimento del Treasury decennale si è attestato al 4,45%, mentre il rendimento del Treasury biennale è salito al 4,17% dopo aver registrato un incremento intraday di 16 punti base, mentre gli operatori rivalutavano il percorso dei tassi implicito nel nuovo dot plot. L’oro ha chiuso intorno a 4.328 dollari per oncia troy. Nel pre-market alle ore 06:00 CET, i future sull’S&P 500 avanzano di circa lo 0,8% e quelli sul Nasdaq 100 di circa l’1,4%, con i mercati in fase di recupero parziale dopo aver assimilato durante la notte il messaggio della Fed (fonte: Saxo, Bloomberg, CBOE, 18 giugno 2026, circa ore 06:00 CET).
Fonte: Saxo, Bloomberg, CBOE.
Regime di mercato: a nostro avviso, l’attuale contesto continua a riflettere un mercato rialzista caratterizzato da bassa volatilità, con il VIX a 17,17 e l’S&P 500 ancora al di sopra della propria media mobile a 50 giorni. Tuttavia, l’esito hawkish del FOMC introduce un elemento di incertezza significativo sulla possibilità che tale regime possa proseguire nella seconda metà del 2026.
Dati basati sulla chiusura del 17 giugno 2026; riflettono il posizionamento di ieri, non l’andamento odierno dei prezzi.
Martedì il VIX ha chiuso a 17,17 (chiusura precedente 16,41), registrando un incremento relativamente contenuto rispetto all’entità della correzione indotta dalla Fed. Tuttavia, l’informazione più rilevante emerge dalla struttura a termine. Il VIX1D è balzato a 20,68, circa il 28,5% sopra il livello della seduta precedente. Questo movimento riflette la scadenza mensile delle opzioni di oggi (anticipata da venerdì 19 giugno a giovedì 18 giugno a causa della festività del Juneteenth) piuttosto che l’emergere di un nuovo regime di paura. Al netto di questa distorsione tecnica, la curva mantiene una pendenza regolare verso l’alto: VIX9D a 18,63, VIX3M a 20,62 e VIX1Y a 23,86. Una configurazione che suggerisce come il mercato stia prezzando l’incertezza sul percorso dei tassi nei prossimi dodici mesi, e non un rischio imminente di forte ribasso.
A nostro avviso, le indicazioni più interessanti provengono dal complesso della volatilità multi-asset. Il MOVE (volatilità implicita del mercato obbligazionario), a 70,66, registra un aumento del 5,0%, pienamente coerente con il rialzo di 16 punti base dei rendimenti. Il GVZ (volatilità dell’oro) è salito del 13,0% a 28,45, un livello elevato rispetto alle sedute recenti che riflette il ruolo ambiguo dell’oro in un contesto hawkish ma non recessivo. Il COR3M, a 10,55 (+8,7%), rimane in area dispersione, suggerendo che il repricing continui a essere guidato da aggiustamenti su singoli strumenti piuttosto che da vendite generalizzate e fortemente correlate sull’intero mercato.
Nota importante: tutti gli esempi indicati nell’articolo sono forniti esclusivamente a scopo illustrativo e informativo e non vanno intesi come raccomandazioni di strumenti o strategie o come sollecitazioni all'investimento. Sono stati pensati per aiutarvi a dare forma al vostro processo di pensiero e non devono essere replicati o implementati senza un'attenta considerazione. Ogni investitore o trader deve condurre la propria analisi e prendere in considerazione la propria situazione finanziaria, la propria tolleranza al rischio e i propri obiettivi di investimento prima di prendere qualsiasi decisione. Ricordati che investire nel mercato comporta dei rischi ed è fondamentale prendere decisioni informate.
Approfondimento strategico – put spread per la finestra post-opex. Solo a scopo illustrativo. Non costituisce una raccomandazione di investimento.
Oggi ricorre la scadenza mensile delle opzioni di giugno, anticipata da venerdì 19 giugno a giovedì 18 giugno per la festività del Juneteenth. Questo evento comporta la rimozione dal mercato di una quantità significativa di gamma detenuta dai dealer. Nelle sedute successive alla scadenza, i dealer non sono più tenuti a effettuare operazioni di delta-hedging sulle grandi posizioni esistenti, riducendo potenzialmente una delle forze stabilizzatrici naturali del mercato. Nell’attuale contesto, con un VIX a 17, una Fed dai toni hawkish e la riunione FOMC di ottobre ormai ampiamente considerata come un appuntamento potenzialmente decisivo per un rialzo dei tassi, un bear put spread ben strutturato può offrire un’esposizione ribassista a costo definito durante questa finestra temporale.
Un bear put spread consiste nell’acquisto di una put a un determinato strike e nella vendita simultanea di una put con strike inferiore e medesima scadenza; la gamba corta riduce il costo netto del premio. In un contesto di VIX contenuto, i put spread tendono a essere più efficienti rispetto all’acquisto diretto di put, poiché la differenza di premio tra le due gambe consente di catturare parte dell’elevato skew delle put. La perdita massima è limitata al debito netto pagato, mentre il profitto massimo è pari all’ampiezza dello spread meno il debito netto sostenuto, realizzabile se il sottostante scende fino allo strike della put venduta o al di sotto di esso alla scadenza.
Approfondimento strategico – calendar spread per l’incertezza sul percorso dei tassi. Solo a scopo illustrativo. Non costituisce una raccomandazione di investimento.
L’attuale struttura a termine del VIX racconta una storia ben precisa: il VIX1D a 20,68 è elevato a causa della scadenza mensile delle opzioni e dovrebbe comprimersi rapidamente una volta esaurito l’effetto della gamma legata all’opex. Nel frattempo, il VIX9D a 18,63 e i future VIX sul primo mese a 18,68 incorporano una persistente incertezza riguardo alla riunione FOMC di ottobre, ormai considerata concretamente aperta all’ipotesi di un rialzo dei tassi. Questa configurazione — volatilità di breve termine elevata per un evento noto e volatilità di medio termine sostenuta dall’incertezza di politica monetaria — rappresenta un contesto nel quale i calendar spread tendono a funzionare bene.
Un calendar spread prevede la vendita di un’opzione a breve scadenza su un determinato strike e l’acquisto della stessa opzione con identico strike ma scadenza più lontana. La posizione trae beneficio dal fatto che l’opzione a breve termine perde valore più rapidamente rispetto a quella a più lunga scadenza una volta superato l’evento di mercato. In questo contesto, vendere la scadenza immediatamente successiva all’opex e acquistare la stessa opzione con scadenza più distante consente di posizionarsi per una prevista compressione della volatilità di breve periodo mantenendo al contempo un’esposizione di medio termine. Questa strategia comporta rischi significativi nel caso in cui il sottostante registri un movimento direzionale molto ampio attraverso lo strike selezionato; in tale scenario, il valore delle due gambe tende a convergere, eliminando il vantaggio derivante dal decadimento temporale e generando potenzialmente una perdita superiore al beneficio atteso dal theta.
La riunione FOMC di ieri ha confermato un cambiamento strutturale nella comunicazione della Federal Reserve. L’eliminazione della forward guidance da parte di Warsh e la revisione hawkish del dot plot, con nove membri su diciotto che ora prevedono un rialzo dei tassi nel 2026, fanno sì che ottobre non possa più essere considerato un evento secondario. A nostro avviso, l’attuale contesto post-opex offre una breve finestra durante la quale le coperture risultano ancora relativamente efficienti in termini di costo, mentre il quadro dei rischi di medio periodo è cambiato in modo sostanziale. La compressione della volatilità attesa più tardi nella giornata, una volta esaurito l’effetto della gamma legata alla scadenza, potrebbe rappresentare l’ultima opportunità di ingresso a basso costo prima del prossimo importante evento di repricing del mercato.